Palazzo Reale, la Galleria degli specchi riapre recuperata in tutta la sua bellezza

Oggi la Galleria degli specchi di Palazzo Reale riapre ufficialmente al pubblico, dopo un lungo lavoro di restauro durato più di un anno. Per l’occasione il museo invita la cittadinanza a riscoprire la sua sala più celebre con un’apertura gratuita dalle 18:00 alle 23:00 e visite guidate dedicate

Il restauro è stato fortemente voluto dalla Direzione di Palazzo Reale ed è stato condotto anche grazie alla direzione dei lavori a cura della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova e la provincia di La Spezia. Come racconta Alessandra Guerrini, Direttrice dei Musei Nazionali di Genova: “Il restauro della Galleria degli specchi è stato realizzato con un cantiere modello per il livello di approfondimento della progettazione, l’accuratezza della documentazione, la qualità dell’intervento e il rispetto dei tempi, costruito anche attraverso una complessa gara di appalto. Abbiamo voluto rendere partecipi cittadini e turisti con continue aperture del cantiere, dando anche la possibilità di salire sui ponteggi costruiti appositamente per la partecipazione del pubblico, con cui ci siamo tenuti in contatto anche attraverso i canali social del museo. La nuova illuminazione – modulabile a seconda dell’ora del giorno e dell’uso della sala – renderà possibile un importantissimo risparmio energetico. Un intervento pilota che darà il via alla realizzazione della nuova illuminazione di tutto il percorso di visita, possibile con i fondi PNRR”.

L’intervento di restauro è stato realizzato tra giugno 2022 e giugno 2023, a cui ha fatto seguito un attento lavoro di riallestimento di arredi, lampadari, applique e statue. Il cantiere ha interessato tutte le superfici dipinte, le specchiere, gli arredi, le parti lignee, le sculture, i lampadari e le appliques. Oggi è una giornata speciale per i Musei Nazionali di Genova, che riaccendono le luci della Galleria degli specchi.





INFO TECNICHE
Quando | Venerdì 24 novembre dalle 18.00 alle 23.00 (ultimo ingresso ore 22.30)
Biglietti |Ingresso gratuito senza prenotazione
Visite guidate | Le visite guidate – a cura dei tecnici del Ministero della Cultura responsabili del cantiere di restauro e del personale dei Musei Nazionali di Genova – partiranno ogni 45 minuti dalle 18.00. La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti.
Inizio visite alle ore: 18.00; 18.45; 19.30; 20.15; 21.00; 21.45
Durata visita: 20 minuti
Palazzo Reale – via Balbi 10, 16126 Genova – 0102705236 palazzorealegenova@cultura.gov.it
Palazzo Spinola – piazza di Pellicceria 1, 16123 Genova – 0102705300
palazzospinola@cultura.gov.it museinazionaligenova.cultura.gov.it
IL RESTAURO
Il restauro appena concluso è senza dubbio il cantiere più importante realizzato per la conservazione della Galleria degli specchi. I lavori hanno interessato tutti gli elementi: affreschi, stucchi, statue, infissi, lampadari, appliques, balaustre.
Dopo un attento lavoro di rilievi, è stato attivato un cantiere diagnostico con indagini chimico-fisiche e varie campionature delle superfici. Dopo lo smontaggio di lampadari, appliques, sculture e arredi è finalmente iniziata la fase di cantiere vera e propria a giugno del 2022. Fin da subito è stato chiaro che le condizioni di conservazioni presentavano visibili efflorescenze saline, a cui si è posto rimedio con azioni di consolidamento superficiale e impacchi desalinizzanti.
Particolare attenzione è stata dedicata al trattamento della lesione centrale della volta – la cui presenza risulta documentata almeno dal 1942 – causata dal carico dato dai tre grandi lampadari appesi direttamente sulla struttura della volta lignea. Per eliminare il problema è stato modificato il sistema di appensione con delle piastre collegate direttamente alle travi metalliche che costituiscono la struttura portante del tetto.
Interessante anche l’intervento sui pannelli con le iscrizioni che ha rivelato una ridipintura posticcia di colore viola, rimossa per riportare alla luce il colore azzurro lapislazzulo originale. L’intervento messo in opera per le sculture ha condotto un’accorta “revisione” a quasi trent’anni dall’ultimo intervento, effettuando una pulitura superficiale, “abbassando” le macchie e le alterazioni cromatiche.
Gli interventi hanno reso possibile un notevole efficientamento energetico, con una riduzione di consumo di corrente elettrica che si attesta sull’80%.
LA GALLERIA DEGLI SPECCHI
La Galleria degli specchi, lunga poco meno di 30 metri, è la sala di Palazzo Reale più memorabile e scenografica. Due disegni secenteschi provano come la galleria fu da subito edificata con un assetto molto simile a quello odierno: sette grandi finestre a balcone a nord sulla facciata maestra dell’edificio e cinque analoghe a sud verso il giardino di ponente, una lunga volta in canniccio completamente arricchita di affreschi e il pavimento alla veneziana.
I primi riferimenti agli specchi – che oggi rendono iconica la galleria – risalgono ai primi decenni dell’Ottocento. Lungo le pareti si contano 24 appliques di ferro dorato a cinque bracci, mentre alla volta sono appesi tre grandi lampadari. La volta è stata interamente affrescata intorno al 1725 da Domenico Parodi con scene della mitologia classica, da Bacco sul carro alla volta centrale con La toeletta di Venere e a ponente Apollo e Marsia. Su ciascuno dei due lati lunghi trovano posto 6 statue antiche e 6 moderne, con lo scenografico gruppo del Ratto di Proserpina di Bernardo e Francesco Maria Schiaffino in testa alla galleria.
SCHEDA STORICA
La scenografica galleria, lunga 28,80 metri e larga 5,30, con una superficie di 152,64 e un’altezza massima di 7,82 metri è, dopo il Salone da ballo, l’ambiente maggiore del Palazzo Reale di Genova e, certo, anche quello più memorabile e rappresentativo dell’intero complesso architettonico.
È illuminata da sette grandi finestre a balcone a nord, sulla facciata maestra dell’edificio e da cinque analoghe a sud, verso il giardino di ponente, tutte complete di persiane. Le due finestre in testa alla galleria, verso ponente, sono coperte da grandi sportelli decorati da intagli lignei e specchi.
La lunga volta in canniccio, impostata su un cornicione in stucco dorato, è integralmente arricchita da affreschi e parati plastici come le pareti, caratterizzate anche da alte lesene coperte da specchi incorniciati da listelli dorati e rifiniti nella parte inferiore da intagli lignei, pure dorati, con graticci di vite disposti a coppie simmetriche. La cimasa delle lesene-specchiera è costituita da un capitello in stucco dorato. Le strombature delle finestre sono dipinte con quadrature e ornati lumeggiati in oro. Lungo le pareti si contano 24 appliques di ferro dorato a cinque bracci, mentre alla volta sono appesi tre grandi lampadari (quello centrale a 42 luci, gli altri due a 36). Il pavimento, alla veneziana, sembra ancora quello della fine del Seicento.
Gli affreschi
La volta della galleria è interamente affrescata attorno al 1725 da Domenico Parodi (Genova, 1672-1742) che destinò alla calotta di levante la scena con Bacco sul carro, alla volta centrale La toeletta di Venere e alla calotta di ponente Apollo e Marsia. Notevoli i ritratti di quattro grandi re e imperatori del passato, sempre di mano di Domenico Parodi, sorretti da una coppia di sirene e collocati sul fregio della galleria: Dario, Sardanapalo, Tolomeo e Romolo Augustolo. Altrettanto degni di nota i monocromi che caratterizzano gli spazi tra le finestre con I Vizi e Le Quattro Virtù Cardinali.
Niccolò Malatto (Genova, 1682-1727) fu l’autore delle quadrature e degli ornamenti, sicuramente su disegno del maestro.
L’iscrizione latina che corre sui sovrapporta d’entrata fornisce al visitatore una prima chiave di lettura dell’intero ciclo di affreschi: “I regni del passato, quello assiro, quello greco, quello romano e quello persiano furono grandi e ora giacciono distrutti: li resero forti integrità, serietà e moderazione, li indebolirono Bacco, Apollo e Venere”.
Sebbene il messaggio principale sia quello della contrapposizione tra mondo pagano e mondo cristiano e della supremazia del secondo sul primo, l’epigrafe contiene un ossequio ai valori civili della cultura classica.
Statue
La galleria, su ciascuno dei due lati lunghi, ospita 6 statue antiche e 6 moderne: le sorreggono piedistalli in marmo bianco collocati negli intervalli delle finestre. Anche a est e a ovest, al centro dei lati brevi, sono dislocati due piedistalli, sul primo poggia il Genio della Scultura di Niccolò Stefano Traverso, sull’altro, in marmo bardiglio di Carrara, e di disegno in apparenza più antico dei precedenti, è esposto lo scenografico gruppo del Ratto di Proserpina di Bernardo e Francesco Maria Schiaffino.
Ai lati di ciascuna scultura, in corrispondenza delle lesene a specchio, sono disposti sgabelletti in legno imbottiti con preziosi velluti cesellati per un totale di 24, un tempo accompagnati da altrettante sedie en pendant.
Gli specchi
Bisogna rilevare come nessuno tra gli autori del XVIII secolo, neanche Ratti nelle sue attente illustrazioni, abbia mai segnalato gli specchi responsabili del titolo odierno della galleria. La prima citazione è addirittura quella di Giuseppe Cardone nel 1816: “Lesenamenti con capitelli di stucco dorato, e fusti delle lesene a specchi, con cornici ed intagli in legno dorato”.
Storia
Della galleria esistono due disegni secenteschi che provano come, se non nelle decorazioni, certo nelle strutture la galleria fu da subito edificata con un assetto prossimo (se non identico) a quello odierno.
Non disponiamo di dati sul suo aspetto nel periodo Balbi, sebbene le due perizie del 1658 con elenchi dei quadri di Giovanni Battista ce la descrivano ricolma di opere d’arte, non solo dipinti, ma anche sculture (tondi, teste, busti e statue antiche, anche in bronzo), per un totale di 27 pezzi.
Sappiamo anche come il figlio di Stefano avesse chiamato da Bologna Agostino Mitelli e Giovanni Angelo Colonna per affrescarla: i due artisti, però, dipinta come prova la volta della camera da letto (oggi detta del duca di Genova), lasciarono Genova per contrasti con un maggiordomo saccente, rinunciando a mettere mano anche alla galleria.
Non si hanno notizie di eventuali decorazioni realizzate più tardi, sebbene sia verosimile che per la «superba galleria», scrigno dei suoi tesori d’arte più preziosi, il patrizio genovese avesse alla fine provveduto in altro modo.
Un turista francese nel 1687 descrisse la galleria colma “de statues ou de peintures de la main des plus excellans maitres de l’Italie”, illuminata da grandi finestre e che ospitava anche, “sur diverses tables”, vetrine in cristallo e stipi contenenti “toute sorte de raretes et de curiosites de l’art e de la nature”. Anche in un documento del 1707, del resto, si nominerà una “galleria vecchia” che ospitava marmi antichi “fermati su piedistalli fatti al muro”, probabilmente identificabile con quella in esame.
La data della trasformazione in Galleria degli specchi si può collocare verso la metà del terzo decennio del Settecento. Un documento fissa al 1724-1725 l’opera dello stuccatore di Cabbio Francesco Maria Cantone dentro “la galleria di Girolamo Durazzo”, stabilendo un credibile puntello per l’intera impresa.
Evoluzioni
Sebbene sia credibile che una serie di aggiunte e modifiche successive andassero a completare l’idea originaria della Galleria degli specchi (sedie e sgabelletti, ad esempio, sarebbero meglio situati nel sesto decennio del Settecento, mentre il velluto che li riveste si data con certezza agli anni ottanta del secolo), è difficile togliere a Parodi “la nobile idea” di allestimenti perfettamente coerenti sia con le sue capacità, sia con l’impianto stesso della galleria.
Le lesene, infatti, seguono il disegno delle quadrature dipinte e sono per questo di altezze diverse, le più alte (e le più aggettanti) in corrispondenza dei quattro ritratti sorretti dalle sirene, le più basse (e le più incassate nel muro) al centro, a suggerire un’espansione spaziale. Evoluzioni minori e limature più tarde all’impianto iniziale non sembrano solo possibili, ma sono connaturate all’identità di una dimora e dei suoi arredi, espressione del gusto e quindi per definizione mutevoli. Gli stucchi che incorniciano gli otto vizi, come quelli che fanno da sfondo alle statue, sembrano a tutti gli effetti creazioni degli anni sessanta del secolo e, dunque, furono certo aggiunti insieme alle griglie degli specchi, alle sedie, agli sgabelletti e alle porte a doppia anta.
Tra le marginali alterazioni si può inserire la vendita, all’inizio dell’Ottocento, del gruppo di Pan e una Ninfa e la sua sostituzione con il Genio della Scultura (sul pavimento si nota oggi il segno di un piedistallo antico più ampio), avvenuta intorno al 1797 quando Marcello Durazzo donò il Busto di Vitellio all’Accademia Ligustica.
Nel marzo del 1898 le 24 sedie della galleria furono trasferite a Torino su proposta di Emilio Stramucci, allora direttore dell’ufficio tecnico della Real Casa, approvata da Umberto I.
La galleria tra Otto e Novecento
Le foto di fine Ottocento certificano l’inserimento di una moquette che, viste le dimensioni eccezionali e i notevoli problemi di manutenzione, fu presto rimossa. La presenza di agganci di ferro negli strombi di porte e finestre ricorda l’uso di tendaggi (diversi dagli attuali) fotografati da Celestino Degoix prima del 1880.
Nel 1922, quando il palazzo fu una delle sedi ufficiali della conferenza economica internazionale, la galleria fu trasformata in coffee house come mostrano i cinegiornali e i filmati dell’epoca.
Nel 1942 si scavarono le nicchie per alloggiare i termosifoni, qui solo a sud, tuttora visibili dietro i piedistalli delle cinque statue a meridione.
Foto di quello stesso anno la immortalano pressoché spoglia, durante le operazioni di disallestimento, mentre le statue, gli arredi e persino i due sportelli-specchiera sulla testata di ponente furono rimossi per prevenire eventuali danni bellici. Prima e dopo la guerra la galleria diventò sede di esposizioni ospitando, nel 1939, una sezione della Mostra dell’antica maiolica ligure, e poi della Mostra didattica leonardesca del 1952, della Mostra del ricamo genovese nel 1956, la Mostra panoramica dell’Archeologia in Liguria nel 1971 e, anche più di recente, di Genova nell’età barocca del 1992.
Tra il 1990 e il 1992 le superfici delle statue furono liberate dallo spesso strato di sporco. Nello stesso periodo, il velluto degli sgabelletti fu protetto dai depositi di polveri con un velo di crepeline di seta trasparente. Ridotti interventi si sono succeduti negli anni seguenti per rimediare ai danni inflitti alle superfici dipinte della volta da inflorescenze saline, eredità di antiche infiltrazioni d’acqua piovana.
Nel 1998 le 24 sedie oggi a Torino hanno fatto un breve ritorno nella loro sede d’origine, fornendo l’occasione per nuovi studi.
Nel 2000 il pavimento è stato restaurato, rimuovendo le stuccature pertinenti ad antichi impianti elettrici, disomogenee e in pessime condizioni di conservazione, ricostruendole e uniformandole alla qualità del battuto tardo secentesco.
Interventi di manutenzione e restauro della Galleria degli specchi
Rilievi geometrici, materici e del degrado
La fase progettuale degli interventi di restauro è stata preceduta da una lunga e accurata fase conoscitiva che ha previsto la raccolta dei dati storico artistici relativi allo spazio della Galleria, dei suoi arredi e affreschi, dei passati interventi di manutenzione e restauro oltre che l’effettuazione di rilievi geometrici mediante tecnologia laser scanner 3D, l’acquisizione dei dati termoigrometrici relativi ai comportamenti degli ambienti indagati nel corso del tempo. Queste ultime indagini sono state condotte con la consulenza dell’Università di Genova, Dipartimento DAD, e dell’Università di Pavia, Dipartimento Ingegneria Ambientale.
Approfondimento conoscitivo sulle superfici dipinte – Il cantiere diagnostico
La fase conoscitiva e di studio dello stato di conservazione della Galleria ha beneficiato di un cantiere diagnostico, condotto su una porzione della sala sufficientemente significativa e rappresentativa, che ha permesso di eseguire una serie di indagini chimico-fisiche ancora più mirate e, contestualmente, di condurre campionature specifiche sulle superfici consentendo così di definire al meglio le fasi operative di restauro. In tale occasione si sono effettuati prelievi di materiale, indagini chimico-fisiche di materiali e di prodotti di neoformazione.
I dati raccolti sono stati elaborati sia contestualmente al cantiere stesso sia nei mesi successivi, anche in virtù della progressiva acquisizione dei dati chimico-fisici derivanti dai prelievi effettuati.
Il cantiere diagnostico ha inoltre permesso di effettuare anche saggi di pulitura e di descialbo.
Smontaggio e disallestimento della galleria
La fase di cantiere vera e propria, iniziata a giugno del 2022 e terminata un anno dopo, a giugno del 2023, è stata preceduta da una complessa e delicata fase di disallestimento della Galleria che ha previsto lo sgancio dei tre grandi lampadari e delle ventiquattro appliques, lo spostamento delle sculture e di tutti gli arredi lignei oltre che la protezione della pavimentazione, degli infissi e degli arredi lapidei inamovibili.
Presenza di degrado e interventi conseguenti
Le condizioni di conservazione della Galleria presentavano manifestazioni visibili di efflorescenze saline alle quali si è posto rimedio mediante azioni per la rimozione, l’estrazione con impacchi di polpa di cellulosa e acqua distillata, il consolidamento superficiale e profondo e il ritocco occorrente nelle zone degradate.
È stata risolta ed uniformata la presenza di depositi superficiali e polverulenti di varia consistenza più o meno diffusi in modo omogeneo su tutte le superfici e sollevamenti di pellicole pittoriche oltre a localizzate perdite di colore.
Le superfici della volta presentavano micro-efflorescenze con una manifestazione minuta e puntiforme (tipo pitting) con una diffusione piuttosto omogenea ed estesa anche se confinata entro alcune campiture colorate; in particolare si trattava delle superfici decorative a disegno geometrico e delle quadrature presenti in volta, eseguite con tecnica a secco su una base a fresco. Le manifestazioni di degrado su tali campiture sono concentrate pressoché solo sulla pellicola pittorica, fortunatamente non sull’intonaco sottostante. In questi casi si è intervenuti con una combinazione di azioni ovvero preconsolidamento-pulitura, desalinizzazione e consolidamento.
Affreschi in volta e due testate
Per tali superfici affrescate si è operata una pulitura a secco con spugne wishab-, sulle porzioni di superficie interessate dalla presenza di ritocchi o lievi aggiustamenti eseguiti a secco (meno tenaci dell’affresco) si è intervenuti con la massima attenzione e cautela per evitare su tali porzioni danneggiamenti o perdite della pellicola pittorica. Si sono quindi eseguiti impacchi desalinizzanti localizzati, operazioni di pulitura con soluzione satura di carbonato di ammonio applicato a pennello, consolidamento di piccole porzioni di intonaci.
Particolare attenzione è stata dedicata al trattamento della lesione centrale della volta (la cui presenza risulta da tempo documentata, almeno dal 1942 con le foto della campagna fotografica promossa dalla Soprintendenza) mediante rimozione delle vecchie stuccature instabili o mal eseguite, l’esecuzione di nuove stuccature con malta di calce idraulica priva di sali e con aggregati opportuni per cromia e granulometria concludendo l’intervento con la reintegrazione pittorica ad acquarello in velatura e la reintegrazione a tratteggio sulle stuccature.
Dorature e stucchi dorati
Particolari criticità sono state riscontrate sulle dorature degli apparati decorativi, che presentavano perdite localizzate, sollevamenti e distacchi, nonché riprese effettuate nel corso del tempo.
Nelle diverse porzioni e soprattutto laddove i degradi risultano essere più evidenti si è valutato attentamente come intervenire nelle fasi di presentazione estetica. Si sono effettuate operazioni di pulitura, consolidamento e riadesione delle dorature sollevate, effettuando le stuccature del caso e integrando la doratura con oro in sospensione cerosa.
Le scaglie dorate sollevate presenti sulle porzioni decorative in volta sono state consolidate e fatte riaderire al substrato in concomitanza delle operazioni già descritte.
Per quanto riguarda invece le dorature degli stucchi, si è compiuta un’attenta e sistematica operazione di revisione e si è interventuti mediante pulitura a tampone con solvente adeguato, saliva chimica, consolidamento dei sollevamenti mediante resina acrilica applicata a pennello ed eventuale riadesione al substrato, esecuzione di appropriate stuccature delle lacune, reintegrazione pittorica mediante oro in sospensione cerosa.
Una parte del cornicione sul lato sud levante, ormai irrimediabilmente compromessa dalle infiltrazioni e dalle efflorescenze saline, è stata realizzata ex novo mediante stampo e riproposizione.
Stucchi monocromi
La presenza di stucchi caratterizza la Galleria in modo significativo. In particolare vi sono elementi decorativi in volta con fasce aggettanti che scandiscono trasversalmente la volta stessa con otto costolature su cui troviamo formelle a rilievo e decorazioni; verso il cornicione sono presenti inoltre quattro medaglioni su lastra in ardesia con stucchi (dorati) posti ad incorniciarli. Tali medaglioni sono, ciascuno, retti da due sirene monocrome con modellato a tutto tondo. Le sirene sono adagiate, quasi sedute, sul cornicione che è interrotto nella porzione centrale della galleria e assente alle testate e questo per scelte compositive e volontà scenografiche specifiche. Su questi stucchi monocromi, dai tasselli stratigrafici effettuati, non è risultata la presenza di una stratigrafia complessa ma l’esistenza di due/tre soli strati pittorici a coprire la superficie in stucco.
Una prima stesura probabilmente riconducibile alla fase subito successiva alla realizzazione degli stucchi stessi è eseguita con tinta alla calce per uniformare le superfici ed è di cromia chiara bianco grigio, non ovunque ben conservata e ben visibile, vi era poi una stesura successiva che si presenta grigiastra, abbastanza sorda, coprente e localmente con problemi conservativi tra cui sollevamenti superficiali ed efflorescenze saline. Le analisi condotte su questo ultimo strato superficiale hanno evidenziato la presenza di “sostanza organica sintetica moderna non meglio identificabile” presente in una tinta alla calce: si trattava di una resina (acrilica o vinilica o altro) dispersa nella scialbatura grigia per migliorare adesività ed in parte aumentare il potere coprente: una pellicola quindi forse riconducibile alla campagna di restauro del 1963/66.
Su tutte le superfici in stucco, tranne che sulle otto sirene, si è intervenuti tramite applicazione breve di impacchino con Nevek/carta giapponese e acqua distillata e successiva rimozione dello scialbo; sulle otto sirene si è invece lavorato con operazioni di descialbo della tinta grigiastra.
Sulle superfici pulite/descialbate è stata quindi stesa una velatura trasparente con latte di calce e pigmenti (terre naturali) in tinta chiara, appositamente campionata, per uniformarle, consolidarle (almeno superficialmente) e presentarle esteticamente in modo adeguato.
Pannelli con iscrizioni
Durante le attività di restauro gli interventi sui pannelli con le iscrizioni hanno rivelato una ridipintura posticcia di colore viola che è stata rimossa per riportare alla luce il colore azzurro lapislazzulo originale. Si è riscontrato un rifacimento dell’iscrizione lato sud levante rispetto all’iscrizione lato nord levante che ha permesso di ritrovare la decorazione settecentesca, riproposta poi nel pannello gemello.
Per i pannelli con i nomi degli imperatori si è ritrovata la doratura originaria e il colore di fondo azzurro.
Sguinci delle porte-finestre
Tutti gli sguinci delle porte-finestre della Galleria erano stati interamente “rifatti” nel corso degli ultimi interventi eseguiti negli anni ’60 (nello specifico 1963) con una operazione piuttosto invasiva che portò alla rimozione anche in alcune zone dell’intonachino di finitura oltre che della rimozione sistematica delle pellicole pittoriche per il loro rifacimento. Dalle indagini chimico fisiche effettuate risultavano in opera sostanze superficiali riconducibili a preparati organici sintetici moderni impiegate come legante e come trattamento superficiale uniformante. Non è da escludersi che il pessimo stato di conservazione fosse in parte riconducibile proprio a tale trattamento (di fatto “impermeabilizzante o parzialmente impermeabilizzante”). Lo stato di conservazione in particolare delle pellicole pittoriche di tali porzioni presentava sali affioranti in superficie, tinte superficiali in fase di polverizzazione, molta polvere depositata. Per questo si è intervenuti mediante pulitura e la rimozione delle pulverulenze ovvero della maggior parte delle pellicole pittoriche delle quadrature. La diffusa presenza di sali sottoforma di efflorescenze è stata sostanzialmente risolta nella fase di pulitura e rimozione delle tracce di ultima ridipintura. Dopo la rimozione a secco con spugna wishab si è quindi proceduto, ove occorrente, alla pulitura ad impacchi con carta giapponese e acqua distillata seguita da rimozione delle ridipinture a spazzola e spazzolini, spugna e acqua distillata, come da test effettuati.
Per le porzioni di ridipinture più tenaci si è operato con stesura di carta giapponese e resina a scambio ionico e successiva accurata rimozione finale a spazzola e acqua. La rimozione delle zone oggetto di ritocco o di maldestre riprese in occasione di interventi pregressi ha completato così l’azione sugli sguinci. In seguito si sono riprese le decorazioni superstiti mediante colori ad acquerello. Le decorazioni più antiche non sono state interessate, se non parzialmente, dalle ridipinture da rimuovere, invece diffuse su fondi e quadrature. I saggi eseguiti hanno infatti denotato la presenza di pellicola pittorica antica in discreto stato di conservazione e di buona qualità esecutiva (disegno di base oltreché luci ed ombre eseguite con equilibrio e buona mano).
Completa questo intervento il descialbo della zoccolatura dell’intera galleria che risultava nera prima del restauro e oggi è stata riportata alla luce nella sua cromia originale che si uniforma agli stucchi delle pareti, ridonando slancio e eleganza all’intero spazio.
Restauro delle sculture in marmo

L’intervento messo in opera per le sculture ha condotto un’accorta “revisione” a quasi trent’anni dall’ultimo intervento, effettuando una pulitura superficiale, “abbassando” le macchie e le alterazioni cromatiche, eseguire piccole stuccature occorrenti,
Le sculture, che presentavano sulle superfici depositi e alterazioni cromatiche, e in particolare tracce di croste nere di differenti spessori, un diffuso ingrigimento imputabile a residui di cere alterate rimaste uniformemente sulle superfici, la presenza di concrezioni, su alcune aree, attribuibili a ricarbonatazioni probabilmente dovute alla permanenza del marmo archeologico nel terreno e la presenza di macchie di colore ocraceo e di colore rosso dovute ad ossidi metallici di difficile asportazione in quanto assorbite nella struttura cristallina del marmo oltre che la presenza di stuccatura incongrue per qualità esecutiva e per scelta dell’impasto impiegato.
L’intervento di restauro ha rimosso e ridotto la presenza di materiali incongrui, effettuando una pulitura approfondita mediante azioni selettive rispettose della superficie originale. Si è proceduto con tamponi di carbonato di ammonio alternati a soluzione di solventi volatili, utilizzando talvolta una rifinitura meccanica mediante bisturi o penne in fibra di vetro per agevolare la pulitura chimica; le macchie del marmo si sono estratte mediante impacchi assorbenti. Le stuccature incongrue sono state abbassate e rifatte con impasti di calce e polveri di marmo idonei per caratteristiche materiche e cromatiche.
Restauro degli infissi
L’analisi delle condizioni microclimatiche dalla Galleria ha portato alla scelta di operare interventi di manutenzione straordinaria e restauro sia degli infissi interni sia esterni (persiane). Questo non solo ha consentito un maggior controllo e un miglioramento di tali condizioni ma anche il recupero dell’originaria luminosità della sala stessa, da molti decenni aperta al pubblico con molte delle persiane chiuse.
La lesione in volta e sostituzione del sistema di appensione dei lampadari
Stante la possibile e presumibile relazione tra la presenza della lesione in volta e il carico dato dai tre grandi lampadari appesi direttamente sulla struttura della volta lignea si era giunti alla considerazione che fosse necessario proprio eliminare lo “scarico” di peso di tali elementi sulla struttura lignea della volta come invece ora avviene.
E’ emersa così la necessità di procedere alla modifica del sistema di appensione con ricollocazione in sito dei tre lampadari, non modificando la lettura odierna della galleria. Per questo dopo le necessarie verifiche, anche con la consulenza dell’Università di Genova si è giunti alla soluzione più semplice e meno invasiva che consiste nel sospendere i lampadari mediante apposita piastra metallica sagomata direttamente alle strutture di copertura poste sopra la Galleria ed in particolare alle travi metalliche che costituiscono la struttura portante del tetto.
Restauro balaustre
Le balaustre poste a parapetto delle aperture a tutta altezza (porte-finestre) della Galleria degli Specchi, realizzate in marmo di Carrara sia per quanto riguarda le colonnine, per la base e la cimasa, si presentavano in discreto stato di conservazione ma con problematiche concentrate sulle colonnine relative alla presenza di: depositi superficiali coerenti, macchie e alterazioni cromatiche e soprattutto croste nere. In corrispondenza di queste ultime si evidenziavano però, localmente, anche efflorescenze saline e perdite di materia con evidente stato di “gessificazione” del carbonato di calcio per l’azione ripetuta di piogge e nebbie acide.
Oltre ai necessari interventi sugli elementi lapidei risultavano anche da “revisionare” le stuccature presenti in opera. Si è quindi prevista una fase preliminare di pulitura dapprima a secco, da effettuarsi mediante pennelli e/o pennellesse, seguita da applicazione di apposito prodotto biocida; successivamente è stata eseguita una pulitura con acqua nebulizzata per rimuovere i depositi maggiormente coerenti seguita da passaggi con spazzole morbide e spugne. Particolare attenzione è stata dedicata alle porzioni con potenziale perdita di materia in prossimità di croste nere e distacchi di materiale, per le quali si sono attuati mirati interventi di messa in sicurezza e di preconsolidamento.
La fase successiva di pulitura ha previsto impacchi con acqua demineralizzata per l’assorbimento e la rimozione dei sali solubili. Altri impacchi sono stati eseguiti con funzione detergente in particolare sulle
croste nere. La pulitura è stata perfezionata nelle zone più tenaci e meglio conservate mediante trattamenti di microsabbiatura a bassa pressione con inerte tipo ”Garnet”. La protezione superficiale sarà garantita mediante impacchi con polpa di cellulosa e ossalato di ammonio.
Impianto elettrico e di illuminazione
Per valorizzare e meglio apprezzare la Galleria degli Specchi, anche in seguito agli interventi che si vanno ad intraprendere si è ritenuto opportuno investire in un ammodernamento ed efficientamento dell’impianto di illuminazione. L’intervento ha previsto la rimozione di linee e di corpi illuminanti presenti sul cornicione e la loro sostituzione con nuove linee e nuovi corpi illuminanti, integrando un sistema di strisce led e di faretti.
Restauro, ricablaggio e messa a norma dei lampadari delle appliques
Appliques
I manufatti si presentavano in cattivo stato di conservazione, completamente ricoperti in ogni parte di spesso strato di polvere nera, grassa. Molti elementi in cristallo e vetro erano completamente mancanti. I fili metallici che sostenevano le parti vitree, collegati ai fusti metallici, risultavano completamente arrugginiti e assolutamente inadatti per la loro funzionalità. Molti piattelli risultavano rotti o mancanti o filati. Le candele, realizzate in cartone, erano completamente inadeguate per la loro sproporzione in altezza, storte o rotte. I bracci in ferro dorato risultavano anneriti, ossidati e mancanti di parti di doratura consumatasi nel tempo.
L’intervento di restauro ha condotto lo smontaggio di tutti i componenti di ogni singola applique, il lavaggio di tutti gli elementi in vetro e cristallo mediante immersione in acqua calda e tensioattivo neutro, coadiuvando la pulitura con spazzolini morbidi e bisturi, il risciacquo e la successiva asciugatura con panno di lino. I piattini rotti o filati o inadeguatamente incollati sono stati restaurati mediante uso di resina epossidica bicomponente. Tutti i fili di ferro per gli ancoraggi dei vari elementi in vetro e metallo sono stati sostituiti con filo di ferro nuovo dello stesso calibro del preesistente. Gli elementi in bronzo dorato sono stati puliti mediante lavaggio ad immersione con acqua e sali di Rochelle in soluzione. Successivamente sono stati ben risciacquati con acqua ed asciugati con phon ad aria calda, per eliminare tutta l’umidità. Tutti gli elementi in metallo (ferro e bronzo) che presentavano lacune nella doratura sono stati risarciti con colore a cera dorata della stessa tonalità, mediante uso di piccoli pennelli. Infine, è stato eseguito il rimontaggio completo di tutti gli elementi ogni singola applique. Tutte le numerose parti in vetro sono state cercate e ritrovate uguali alle preesistenti in un antico negozio d’antiquariato e quindi reinserite per colmare tutte le numerose lacune e ridonare completezza a tutti i 24 manufatti.
Lampadari
I fusti lignei dei tre lampadari sono composti da nove porzioni separate in legno intagliato e dorato con oro zecchino in foglia. Con l’analisi a terra si sono potute evidenziare alcune mancanze di parti intagliate dei masselli. La doratura, eseguita con preparazione a gesso, non era più coesa al supporto con notevoli cadute e mancanze di materia. L’intera superficie decorata presentava uno spesso strato di sporco di deposito ed erano presenti alcuni ritocchi per le mancanze più vaste eseguite con bronzina oramai completamente ossidata. Era presente una leggera e non più attiva aggressione da insetti xilofagi. Mancavano alcuni elementi in vetro e sia i vetri, sia i bracci metallici, presentavano pesanti annerimenti per accumuli di polvere nera e grassa. Alcuni fili metallici di collegamento tra gli elementi in vetro e i bracci metallici si presentavano arrugginiti e non più funzionali.
L’intervento di restauro ha condotto lo smontaggio parziale degli elementi di decoro in cristallo per facilitare l’accesso ai fusti lignei, la rimozione del vecchio impianto elettrico non a norma, lo smontaggio integrale dei fusti lignei, la fermatura delle cadute di materia dei fusti in legno dorato, il trattamento antitarlo preventivo con infiltrazioni di specifico prodotto a base di permetrina, la pulitura della superficie lignea dorata dallo sporco di deposito con emulsione acqua in olio, il ripristino delle parti di intaglio mancanti previa applicazione di masselli in legno di tiglio opportunamente modellati, la gessatura con gesso di Bologna delle nuove porzioni lignee applicate, la bolatura con bolo Armeno, la stuccatura delle mancanze con gesso di Bologna, la spianatura a livello delle porzioni gessate, la doratura con oro zecchino in foglia con la tecnica del guazzo delle porzioni restaurate, il ritocco a colore con colori a vernice ed acquerelli delle mancanze più piccole, il rimontaggio dei decori in cristallo Parti in metallo dorato e vetro e cristallo, lo smontaggio dei singoli bracci con lavaggio con acqua e tensioattivo mediante pennelli e spugne, il risarcimento dei pochi elementi vitrei mancanti acquistati presso antico negozio antiquario uguali a quelli esistenti. Si è inoltre condotta la pulitura di tutte le parti in metallo dorato con solventi volatili, la sostituzione dei fili di ferro deteriorati ed arrugginiti, il risarcimento della doratura mancante sugli elementi metallici con uso di cere dorate della stessa cromia, stese con piccoli pennelli e poi lucidate con panno in cotone. Infine il rimontaggio di ogni singolo elemento, per ripristinare i manufatti nella loro completezza.
Sia per le 24 appliques sia per i 3 grandi lampadari, gli interventi di restauro sono stati seguito da una complessa operazione di ricablaggio elettrico con cavo bipolare a norma CE e la sostituzione delle finte candele portalampada con altrettante nuove realizzate su misura e conformemente alle esistenti in legno di faggio verniciate con prodotto ignifugo non propagante incendio. Gli interventi hanno quindi consentito la certificazione in base alla Norma CEI 64-15 per gli impianti elettrici negli edifici pregevoli per rilevanza storica e/o artistica e la verifica di continuità elettrica ai fini della messa a terra dele parti metalliche con rilascio di relativa certificazione come previsto dalla legge.
Efficientamento energetico
Gli interventi di sostituzione dei faretti, dell’installazione delle strisce led e il restauro di lampadari e delle appliques ha condotto ad un notevole risparmio energetico, in relazione al consumo di corrente elettrica, che si attesta sull’ 80% circa, in quanto si è passati da un consumo, in termini di watt di potenza, di circa 8.450 watt ad un consumo attuale di circa 1.678 watt.
Messa in sicurezza del sottotetto
L’intervento di riappensione dei tre grandi lampadari ha fornito anche l’occasione per mettere in sicurezza il sottotetto e rendere eventuali, futuri, interventi di manutenzione, più agevoli e sicuri mediante l’installazione di una apposita linea vita e di una passerella lignea di sicurezza; per rendere inoltre più accessibili gi spazi si è realizzato un apposito accesso e di un impianto di illuminazione prima non esistente.
Il Ponteggio – un cantiere a misura di visita
Si è scelto di utilizzare di un ponteggio multidirezionale per permettere in fase di restauro di rendere accessibile e visitabile il cantiere. Articolato su un livello intermedio e un livello superiore per lavorare in prossimità della volta. I livelli sono raccordati da una imponente scala a 2 rampe. Questo ha permesso di rendere visitabile la Galleria durante l’anno di restauro, con visite guidate per gruppi.
Apertura finestroni di testa
Gli interventi di restauro sugli infissi e sulle superfici decorate dell’architettura hanno inoltre portato alla possibilità di riaprire i due grandi antoni a specchio posti in fondo alla Galleria, offrendo una panoramica inconsueta sulla via Balbi.


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